I tatuaggi che solcano il viso come tante cicatrici. Due anelli, canini demoniaci, che infilzano il labbro inferiore. E poi il pizzetto folto, i capelli brillantinati all’indietro. Il chiodo di pelle, immancabile, anche in inverno. La voce baritonale. Sven Marquardt non è solo un buttafuori. Sven Marquardt impersonifica Berlino, i suoi modi rudi, il suo fascino notturno, il suo passato ancora vivo e tangibile. (via il Mitte | Quotidiano di Berlino per Italofoni)

I tatuaggi che solcano il viso come tante cicatrici. Due anelli, canini demoniaci, che infilzano il labbro inferiore. E poi il pizzetto folto, i capelli brillantinati all’indietro. Il chiodo di pelle, immancabile, anche in inverno. La voce baritonale. Sven Marquardt non è solo un buttafuori. Sven Marquardt impersonifica Berlino, i suoi modi rudi, il suo fascino notturno, il suo passato ancora vivo e tangibile. (via il Mitte | Quotidiano di Berlino per Italofoni)

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