Non sono solo i turisti stranieri a essere attratti dalla Basilicata: anche multinazionali del petrolio come Shell, Total ed Eni sono sempre più interessate alla regione, che è la più ricca d’Italia in termini di giacimenti petroliferi e la più conveniente, dal punto di vista economico, considerato che «l’ufficio tecnico del comune di Corleto Perticara aveva valutato i terreni (del centro olio di Tempa Rossa, il più grande della regione dopo quello di Viggiano) a 2,50 euro al metro quadrato, a fronte di un valore stimato di mercato di quasi 43 euro a metro quadrato. Dalla svendita la Total avrebbe conseguito un profitto superiore ai 20 milioni di euro», come scrive Pietro Dommarco nel suo Trivelle d’Italia, in cui purtroppo si scopre che Basilicata Coast to Coast è stato finanziato anche dalla Total, la stessa compagnia che ha seppellito per anni rifiuti, fanghi e detriti di perforazione del pozzo Tempa Rossa 2 a Corleto Perticara, in provincia di Potenza.
Ma mentre i turisti sono attratti dai paesaggi lunari dei Sassi di Matera e le compagnie petrolifere inviano decine di domande per il rilascio di nuovi permessi di perforazione, i giovani lucani se ne vanno al nord, come già avevano fatto i loro genitori e i loro nonni. «Molti dei miei amici non vivono più qui. Mia sorella vive a Napoli, Marianna a Rimini e Pietro a Milano, come me», mi dice Giulia, mentre attraversiamo in auto la parte settentrionale della regione, quella più collinare. Ogni anno dai 1500 ai 2000 giovani lucani lasciano la Basilicata.
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